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Va in scena “Medea” con Franco Branciaroli

SPETTACOLI BRESCIA CENTRO TEATRALE BRESCIANO MEDEA NELLA FOTO SCENA 07/05/2017 REPORTER FAVRETTO

Con indosso la parrucca a riccioli e una sottana nera, Franco Branciaroli, a distanza di vent’anni dalla prima edizione, è l’interprete di Medea. È una delle pietre miliari del teatro nazionale, lo spettacolo atteso al Teatro Pirandello di Agrigento sabato 9 e domenica 10 dicembre: la “Medea” di Euripide per la regia storica di Luca Ronconi.

Una produzione firmata Centro Teatrale Bresciano, Teatro de gli incamminati e Piccolo Teatro di Milano, nella versione riallestita da Daniele Salvo. Un omaggio al maestro Luca Ronconi scomparso quasi tre anni fa e che fa rivivere la sua opera  – oggi come nel 1966 – nell’interpretazione magistrale dall’attore Franco Branciaroli.

La  tragedia, scritta da Euripide nel 431 a.C., narra la spietata vendetta di Medea contro lo spergiuro dell’amato Giasone da cui ha avuto due figli. Giasone la ripudia per sposare la figlia del re Creonte e Medea disperata per l’abbandono medita la più atroce delle vendette: avvelenare la rivale e uccidere i propri figli. La regia di Daniele Salvo ripropone dei dettagli la regia ronconiana, arricchendola di proiezioni su grandi schermi. “Franco Branciaroli in questo lavoro raggiunge vette di elaborazione interpretativa assolutamente incredibili”, scrive Daniele Salvo nelle note di regia.

“Io non interpreto una donna – afferma Franco Branciaroli – sono nei panni di un uomo che recita una parte femminile, è molto diverso. Medea è un mito: rappresenta la ferocia della forza distruttrice. Rimettiamoci nei panni del pubblico greco: vedendo la tragedia, saprà che arriverà ad Atene una forza che si accanisce sulle nuove generazioni, i suoi figli: ‘Medea dallo sguardo di toro’, come viene definita all’inizio. Lei è una smisurata, dotata di un potere sinistro. Che usa la femminilità come maschera, per commettere una serie mostruosa di delitti: non è un caso che la prima a cadere sia una donna, la regina, la nuova sposa di Giasone”. 

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