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Dal Danubio al Mississippi con l’operetta di Kalman

Una bella recensione dello spettacolo “La Duchessa di Chicago” di E. Kalman, per la regia di Umberto Scida con la Compagnia Teatro Al Massimo di Palermo, andato in scena al Teatro Pirandello il 18 e il 19 novembre scorso. Un trionfo di musica e colori aprono la nuova stagione teatrale.

 

 

di Francesco Principato (Teatro.it)

 

Ci eravamo lasciati con l’operetta dal teatro comunale Pirandello di Agrigento e con l’operetta ci ritroviamo anche per la stagione 2017/2018, nel senso della continuità di un cartellone che predilige il divertimento spensierato e il pubblico di una certa età. Pubblico che comunque non tradisce questo riguardo e ieri sera ha quasi esaurito tutti i posti disponibili, finendo la serata accompagnando con battimano la musica dei saluti finali della compagnia. Non erano però in grado di cantare con Scida & c. perché ad andare in scena non era la solita opera leggera.

Sì, perché anche se Emmerich Kalman è un pilastro dell’operetta viennese La duchessa di Chicago non è  così tanto rappresentata e l’inedito ha reso interessante questa prima della stagione. Ma non solo, l’operetta vista ieri sera è senza dubbio una rappresentazione che va oltre i clichè classici di questo tipo di composizioni, almeno per quanto riguarda la musica.

Sulla scia di un libretto che vede l’incontro di due culture, la mitteleuropea e quella americana degli anni Venti, anche le musiche relative si incontrano quasi in una specie di competizione: il valzer danubiano e le influenze musicali austro ungariche  si confrontano con il charleston e con il jazz, fox trot e swing trasgrediscono i canoni degli spartiti viennesi. Ne nasce uno spettacolo vivace, mai monotono e godibile. Se a questo si aggiungono la regia gigionesca di Umberto Scida e la base testuale originale, che gioca sulla derisione dei vezzi e vizi della decadente monarchia e del materialismo americano, il diletto non manca e la platea l’ha riconosciuto non negando l’applauso ad ogni esibizione canora dei protagonisti. D’altronde le voci liriche di Isadora Agrifoglio e  Leonardo Alaimo si sono dimostrate all’altezza e molto apprezzabili.

Così pure gradito e godibile è stato tutto l’impianto dello spettacolo: dalle coreografie di Stefania Cotroneo alla direzione d’orchestra di Diego Cristoforo. Peccato soltanto per dei momenti recitativi risultati lacunosi e addirittura in certi dialoghi poco comprensibili. Colpa dei microfoni impostati per il canto o, come per i musical, è per la solita poca cura prestata alla recitazione? Eppure Scida dovrebbe essere garanzia di impegno recitativo…

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